Sicurezza sul lavoro : morti sul lavoro 2015


Nonostante la crescente insistenza sul bisogno di prevenzione, le morti sul lavoro in Italia continuano ad aumentare. Rispetto allo stesso periodo del 2014, nella prima parte di quest’anno si registra infatti un preoccupante aumento di morti bianche stimato tra il 10 ed il 15 per cento.

A far luce sulla situazione i dati Inail, cui si sommano quelli dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro di Vega Engineering di Mestre e quelli dell’Osservatorio indipendente di Bologna, che seppur raccolti su basi diverse, non fanno che confermare il crescente aggravamento del fenomeno.

Gli incidenti mortali nella prima metà del 2015

infortuni sul lavoro

Stando ai numeri dell’Inail, da inizio anno al 31 agosto le vittime sul lavoro ammontano a 546, cui vanno sommate le 206 verificatesi in itinere, per un totale di 752, ben 100 in più del 2014. L’incremento calcolato dall’Inail è quindi pari al 15,3 per cento, superiore a quello rilevato dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro di Mestre, il cui conteggio di fine agosto riporta 643 vittime, di cui 472 sul lavoro e 171 in itinere, con un aumento comunque preoccupante del 9,5 per cento.

Passando all’Osservatorio indipendente di Bologna, i cui rilevamenti per quest’anno si spingono fino al 30 settembre, la fotografia è di una crescita del 10,2 per cento rispetto al 2008 per le sole vittime sul lavoro. Considerando invece anche quelle in itinere e riferendosi al solo 2015, le morti bianche superano addirittura il migliaio, raggiungendo la drammatica cifra di 1080.

Aree territoriali e comparti più colpiti

L’agricoltura rappresenta un settore particolarmente colpito in Emilia Romagna, se è vero che per l’Osservatorio bolognese ben il 32,5 per cento degli incidenti mortali sono avvenuti nel comparto agricolo, che ha visto il trattore trasformarsi in uno spietato killer in ben 106 casi. Per quanto riguarda la nazionalità, a morire sul lavoro sono soprattutto gli stranieri, con un triste primato da attribuirsi ai romeni.

La generalità dei dati smentisce comunque la preminenza del settore agricolo, restituendo un quadro in cui l’area lavorativa con più infortuni rimane quella delle costruzioni, in cui si concentrano il 12,5 per cento dei decessi. A seguirla in ordine decrescente sono il comparto manifatturiero, quello dei trasporti e magazzinaggi e quello del commercio e riparazione di autoveicoli.

Le ragioni dell’allarme

Le motivazioni alla base di dati così sconfortanti sono state messe in luce dal Presidente dell’Osservatorio di Mestre Mauro Rossato, che parlando di “numeri complessivi terrificanti che narrano una morte quotidiana con una media di oltre 90 vittime al mese”, si è mostrato allibito rispetto all’insufficiente risposta a quella che ha definito una “piaga sociale conclamata”. Secondo Rossato, le morti non sono infatti attribuibili alla fatalità, ma risultano dall’assenza di un’adeguata cultura della sicurezza che fatica ad affermarsi nel nostro Paese.

Ciò che bisogna cambiare non paiono dunque le leggi, sempre più stringenti in materia, ma il modo di pensare e dunque la maniera di educare la cittadinanza, in modo da garantire un loro rispetto generalizzato. Solo così, infatti, si potranno conseguire risultati concreti, in grado di evitare la carneficina che si perpetua da anni in uno Stato che paradossalmente basa la sua Costituzione proprio sul lavoro.

Prevenzione infortuni sul lavoro

I corsi per la sicurezza sul luogo di lavoro sono stati resi obbligatori dall’accordo Stato-Regioni del 2012 e dal D. Lgs. 81/2008.  La sicurezza sul luogo di lavoro garantisce una migliore condizione di lavoro, riduce le possibili cause di infortuni ai lavoratori dell’azienda ed alle possibili persone che occasionalmente si trovano all’interno dell’Azienda.